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Semestre all’estero: Otto Lanzavecchia

Epilogo. (di Otto Lanzavecchia, 4 scientifico D)

Da qualche parte sopra l’Atlantico, 24 maggio 2014.
Finito.
Posso dichiararmi sopravvissuto a un trimestre negli Stati Uniti d’America.

Sono stati mesi di attività, creatività, studio, cibo scadente, scoperte, amicizie profonde. E ammetto di non essere riuscito a trattenere le lacrime, durante i saluti e il viaggio verso l’aeroporto…
Nel giro di qualche ora, nemmeno il tempo di metabolizzare, sono stato strappato da New Hampton come un cerotto vecchio e spedito via. Ora sono sull’Atlantico, in un aereo addormentato che corre incontro all’alba europea; il sonno non si è fatto vivo, spaventato com’è dalla ridda di pensieri dolceamari che mi attraversano.
Cosa mi porto dietro? Cosa ho acquisito, esperito, rubato? La risposta è cangiante, riflette il colore dell’emozione in sottofondo. Tipo, adesso è rossofuoco: gli affetti che ho maturato, e che ovviamente si manifestano al massimo proprio mentre mi allontano.
Devi perdere qualcosa, per capirne appieno il valore. Vecchio cliché, ma dolorosamente vero. I volti mi scorrono dietro agli occhi, sfrecciando insieme ai ricordi dei momenti passati con ognuno.
Vorrei avere la possibilità, l’ultima, di tornare, solo per urlare in faccia a quelli che lascio di là che sono persone fantastiche e che sarà meglio che se lo mettano bene in testa, che gli voglio bene, che mi mancheranno più di quanto mi piaccia ammettere a me stesso. Loro sono stati il sale dei giorni e la terra sotto i piedi, e ora ho perso l’equilibrio.
otto_lanzavecchiaMa va bene così: ogni minuto è valso la pena. Ero in sintonia con la vita bucolica e al tempo stesso corroborante di quel posto. L’America rurale è un mondo a parte, vasto, lento, e ovviamente patriottico all’estremo.
Strano popolo, gli Americani, totalmente americanocentrici; USA qua, USA lá, libertà, libertà ovunque! Plagio Gaber: libertà obbligatoria (per chi non l’avesse visto, il suo monologo “L’America” è spettacolare, oltre che accuratissimo).
Sì, sono un po’ ossimorici nel loro orgoglio, seguendo il loro liberalismo ben inscatolato; a onor del vero, però, gli insegnano ben poco del resto del mondo. Li salva la dedizione: ci mettono l’anima, in quello che fanno, qualunque cosa sia.
C’è una ragione per cui Springsteen la chiama “land of hopes and dreams”: l’apertura mentale, l’attitudine e la determinazione rendono l’America il campo ideale in cui piantare il seme del proprio sogno.
E lo mettono bene in chiaro fin dalla scuola: scegli quello che vuoi fare, e fallo al massimo.
Una particolarità dei professori è che incoraggiano, sia direttamente, sia col loro esempio personale, con l’atteggiamento con cui affrontano le giornate. Loro, e i compagni, hanno fatto sì che ritrovassi l’entusiasmo che avevo un po’ perso, strada facendo, nel liceo italiano. Forse quello che ho più amato sono state le materie artistiche.
Trattate con la stessa identica importanza di quelle classiche; lì offrono la possibilità di formarsi a tutto tondo, accademicamente, artisticamente, e atleticamente.
Otto2Certo, gli manca un po’ di sano rigore, per non parlare della conoscenza generale e specifica, qualcosa che noi facciamo decisamente meglio. Loro preferiscono (metaforicamente parlando) mangiare tanto da un piatto solo che spiluccare da tutto il buffet come facciamo noi; però direi anche che noi spilucchiamo molto bene e offriamo di più.
La differenza da noi la fa l’attitudine dello studente, in America le sue passioni. Davanti alla scelta di finire la scuola lì o in Italia, non ho avuto nessun dubbio: meglio tornare.
Magari non potrò suonare o scrivere due ore ogni giorno, però avrò un sacco di tempo (e motivi) per farlo in college! Conclusione? Questa gita fuori porta mi ha permesso di definirmi. Lontano da casa e dalle sicurezze, all’inizio potevo fare affidamento solo su me stesso: in un certo senso mi sono dilatato un po’ in tutte le direzioni (girovita compreso…), mi sono scoperto e rafforzato. Mi sono affermato come persona; ho dovuto sparire per un po’, per farlo. In un ambiente estraneo, o ti imponi, o soccombi alla marea.
E penso di esserci riuscito: torno un po’ più sicuro, più teso verso i miei obbiettivi.
Non riesco a esprimere a parole quanto sia grato per tutto questo, verso tutti coloro che l’hanno reso possibile.
Quello che mi hanno regalato è incalcolabile.

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